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Встреча с Богом. Заметки к ежедневному чтению Библии. Деяния Святых Апостолов

Общество друзей Священного Писания

Омой грехи твои [Деян. 21:27-22:30]

Сцена, разыгравшаяся в сегодняшнем отрывке, напоминает другие события евангельской истории: «Весь народ стал кричать: смерть Ему!» (Лк. 23:18) Как и обещал Иисус, Его ученики гонимы вслед за Ним. За что гнали Христа, за что гонят Павла?

Павел — опытный оратор, владеющий вниманием аудитории, и его слушают внимательно, тем более что выбор национального разговорного языка вместо популярного греческого иудеям явно импонирует.

Рассказ Павла — это история гордого человека, убеждённого в том, что он по праву владеет истиной. Это история встречи с Истиной, сокрушившей его. Он не только родился среди избранного народа, но и всю жизнь провёл в изучении закона, в стремлении к добродетели. Кто-кто, а Павел мог считать себя достойным симпатии Творца. И вот он, благочестивый иудей, оказывается гонителем Бога, поистине последним из грешников. С оттенком заботы и нежности Господь обращается к «дышащему угрозами и убийством»: «Что ты гонишь меня?... Трудно тебе идти против рожна». Трое суток Павел проводит в шоке, беспомощный, не в состоянии ни видеть, ни есть. Эти дни нужны ему для того, чтобы пережить и принять обличение, и вместить перемены, не видимые для внешнего наблюдателя, — он смиряется. Смирение стало путём к его удивительному пониманию Христа, чьё прощение можно только получить, но не заслужить. Для Павла проповедь язычникам естественна и нормальна: нет тех, кто достоин Божией любви, но нет тех, кому она не предназначалась бы.

И именно поэтому речь Павла не принимается иерусалимской толпой. Это удар не только по национальному самолюбию, но и личное обличение. Ведь если Бог идёт к язычникам, значит, рушится привычная система, значит, спасение нельзя приобрести по праву национальности или соблюдением закона. От человека требуется нечто неизмеримо большее: покаяние...

Отрывки к тексту:
Деян 21:27-22:30
27
Stavano ormai per finire i sette giorni, quando i Giudei della provincia d'Asia, vistolo nel tempio, aizzarono tutta la folla e misero le mani su di lui gridando:
28
«Uomini d'Israele, aiuto! Questo è l'uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo; ora ha introdotto perfino dei Greci nel tempio e ha profanato il luogo santo!».
29
Avevano infatti veduto poco prima Trò fimo di Efeso in sua compagnia per la città , e pensavano che Paolo lo avesse fatto entrare nel tempio.
30
Allora tutta la città fu in subbuglio e il popolo accorse da ogni parte. Impadronitisi di Paolo, lo trascinarono fuori del tempio e subito furono chiuse le porte.
31
Stavano gia cercando di ucciderlo, quando fu riferito al tribuno della coorte che tutta Gerusalemme era in rivolta.
32
Immediatamente egli prese con sé dei soldati e dei centurioni e si precipitò verso i rivoltosi. Alla vista del tribuno e dei soldati, cessarono di percuotere Paolo.
33
Allora il tribuno si avvicinò , lo arrestò e ordinò che fosse legato con due catene; intanto s'informava chi fosse e che cosa avesse fatto.
34
Tra la folla però chi diceva una cosa, chi un'altra. Nell'impossibilità di accertare la realtà dei fatti a causa della confusione, ordinò di condurlo nella fortezza.
35
Quando fu alla gradinata, dovette essere portato a spalla dai soldati a causa della violenza della folla.
36
La massa della gente infatti veniva dietro, urlando: «A morte!».
37
Sul punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tribuno: «Posso dirti una parola?». «Conosci il greco?, disse quello,
38
Allora non sei quell'Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?».
39
Rispose Paolo: «Io sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo senza importanza. Ma ti prego, lascia che rivolga la parola a questa gente».
40
Avendo egli acconsentito, Paolo, stando in piedi sui gradini, fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse loro la parola in ebraico dicendo: Atti - Capitolo 22
1
«Fratelli e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi».
2
Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero silenzio ancora di più .
3
Ed egli continuò : «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città , formato alla scuola di Gamaliele nelle più rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi.
4
Io perseguitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne,
5
come può darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di Damasco e partii per condurre anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme, per essere puniti.
6
Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me;
7
caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?
8
Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti.
9
Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava.
10
Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia.
11
E poiché non ci vedevo più , a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco.
12
Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti,
13
venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell'istante io guardai verso di lui e riebbi la vista.
14
Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà , a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca,
15
perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito.
16
E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome.
17
Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi
18
e vidi Lui che mi diceva: Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me.
19
E io dissi: Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nella sinagoga quelli che credevano in te;
20
quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch'io ero presente e approvavo e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano.
21
Allora mi disse: Và , perché io ti manderò lontano, tra i pagani».
22
Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma allora alzarono la voce gridando: «Toglilo di mezzo; non deve più vivere!».
23
E poiché continuavano a urlare, a gettar via i mantelli e a lanciar polvere in aria,
24
il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo.
25
Ma quando l'ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?».
26
Udito ciò , il centurione corse a riferire al tribuno: «Che cosa stai per fare? Quell'uomo è un romano!».
27
Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò : «Dimmi, tu sei cittadino romano?». Rispose: «Sì ».
28
Replicò il tribuno: «Io questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!».
29
E subito si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. Anche il tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano e che lui lo aveva messo in catene.
30
Il giorno seguente, volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i sommi sacerdoti e tutto il sinedrio; vi fece condurre Paolo e lo presentò davanti a loro. Atti - Capitolo 23
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